CARIGNANO, LA NEBBIA DELL'ANTICHITA'
“Cosa c’è nella nebbia in Val
Padana? Ci son cose che dirle non ci credi. Non ci credi nemmeno se le vedi, a
parte il fatto che non le vedi”. E’ la canzone di Cochi e Renato che ti salta
in mente quando ti trovi ad affrontare quei tratti di strada a sud di Torino
che da Moncalieri vanno per La Loggia, Piobesi ed altri comuni. Poi ad un
tratto la nebbia si dirada e spunta improvviso e gentile un paese racchiuso dal
sole: Carignano.

Carignano è un comune che non supera
le 10mila anime. E’ un luogo antichissimo, i primi ritrovamenti raccontano di
un territorio attivo già nell’Età del Bronzo. Poi il paese ha seguito tutta la
storia italiana, dal periodo etrusco al quello romano, per passare dell’epoca
longobarda e a quella carolingia. Sono state rinvenute delle vere e proprie
necropoli utilizzate sia dai Romani che dai Longobardi in seguito. Carignano,
che ha avuto un così importante ruolo anche nel Risorgimento, ha visto un
ridimensionamento nella prima metà del Novecento, dovuto ai problemi economici
attraversati dal Lanificio Bona. Per questo il fenomeno dell’urbanizzazione si
è sentito meno, ma forse, tutto sommato, è meglio così.


Non si può non citare il carnevale,
forse il più bello di tutto il Piemonte. E quindi tra antichità ed avanguardia,
tra la nebbia si staglia un luogo che ha conosciuto metamorfosi e cambiamenti
nel corso dei secoli. La gente locale si è lasciata alle spalle millenni di
storia, pronta a riscriverne una nuova. Guccini cantava: “Sono ancora aperte
come un tempo le osterie di fuori porta, ma la gente che ci andava a bere fuori
e dentro e tutta morta”. Ma quale morta? All’ osteria del Fuoriporta di
Carignano la gente è viva e vegeta e pronta a portare questa vitalità anche al
prossimo, per un paese sorprendente ed ancora con molti misteri che lo rendono
impossibile da non visitare.