venerdì 12 febbraio 2016

66° Festival di Sanremo: la terza serata


66° Festival di Sanremo: la terza puntata


Come ormai di consuetudine la terza serata a Sanremo è quella considerata di ‘riempimento’. Come nella scorsa edizione viene proposta una gara di cover, da non sottovalutare visto il grande successo di un anno fa della Se Telefonando
di Nek. I 20 cantanti in gara vengono divisi in quattro mini sezioni ed il vincitore di ognuna di esse si gioca il premio finale.

Il primo quartetto vede sfidarsi Noemi con “Dedicato” di Loredana Bertè, i Dear Jack con “Un bacio a mezzanotte” del Quartetto Cetra, Giovanni Caccamo e Deborah Iurato con “Amore senza fine” di Pino Daniele e gli Zeroassoluto con “Goldrake” sigla dell’omonimo cartone animato. La spunta la rossa romana, la prima ad esibirsi.

Nel secondo gruppo salgono sul palco: Patty Pravo con “Tutt’al più” cover di sé stessa in duetto con Fred De Palma, Alessio Bernabei con “A mano a mano” di Riccardo Cocciante, Dolcenera con “Amore disperato” di Nada e Clementino con “Don Raffaè” di Fabrizio De Andrè. Passa al turno successivo proprio il rapper napoletano.

Terza manche con Elio e le storie tese che propongono la versione italiana della quinta di Beethoven, Arisa con “Cuore” di Rita Pavone, Rocco Hunt con “Tu vuò fà l’americano” di Renato Carosone e Francesca Michielin con “Il mio canto libero di Lucio Battisti”. Va alla finale il vincitore di Sanremo Giovani 2014, Rocco Hunt.

Come quarto raggruppamento si esibiscono invece: Neffa con “O’ Sarracino” di Renato Carosone, in duetto con i Bluebeaters, Valerio Scanu con “Io vivrò (senza te)” di Lucio Battisti, Irene Fornaciari con “Se perdo anche te” di Gianni Morandi ed i Bluvertigo con “La lontananza” di Domenico Modugno. Trionfa Scanu.

Nell’ultimo quartetto vengono inseriti poi: Lorenzo Fragola con “La donna cannone” di Francesco De Gregori, Enrico Ruggeri con “A’ Canzuncella” degli Alunni del Sole, Annalisa con “America” di Gianna Nannini e gli Stadio, nella loro formazione originale, con “La sera dei miracoli” di Lucio Dalla.

Quest’ultimo gruppo è stato vinto dagli Stadio, che poi si sono aggiudicati anche il premio finale davanti a Valerio Scanu, Clementino, Noemi e Rocco Hunt.

La serata si era aperta con la categoria Nuove Proposte. Doppia sfida: prima Miele contro Francesco Gabbani. Carlo Conti decreta la vittoria di Miele con il 53% dei voti, ma a metà serata succede l’impensabile. Il conduttore toscano annuncia un problema nel voto della sala stampa e quindi l’obbligo della ridotazione. Il risultato viene dunque invertito e Gabbani passa con il 50,8%. Ma è una situazione che farà molto discutere anche perché la seconda votazione è stata effettuata dopo il primo risultato e di conseguenza molti hanno potuto
cambiare idea di conseguenza. Nella seconda sfida invece Mahmood, con il 67% è il quarto a raggiungere la finalissima, eliminando l’italo-australiano Michael Leonadri, scoperto da Caterina Caselli.

Tra gli ospiti spicca la reunion dei Pooh con anche Stefano D’Orazio e soprattutto Riccardo Fogli, un medley di successi per uno dei gruppi più longevi in Italia che il 31 dicembre, alla fine di un lunghissimo tour, si scioglierà definitivamente.


Strappano qualche risata Pino e gli Anticorpi, autori di una serie di battute a raffica sul mondo della cucina. Non incanta particolarmente l’esibizione del mago Marc Hollogne e il duo comico Zoboli-De Angelis continua a non far ridere praticamente nessuno. Sempre divertente invece l’intervento finale di Rocco Tanica con la sua rassegna stampa ed i suoi ospiti improbabili. Fa sorridere invece l’atleta campionessa paraolimpica Nicole Orlando che non si fa problemi a dire che a sua madre Gabriel Garko proprio non piace.

giovedì 11 febbraio 2016

66° Festival di Sanremo: seconda serata - Il Pagellone


66° Festival di Sanremo: seconda serata – Il Pagellone


DOLCENERA 6: Con la consueta carica rock, evidente più nel modo di fare che nelle sua canzoni, ritorna Dolcenera al Festival 13 anni dopo aver vinto tra i giovani. Il suo piano voce non convince a pieno, soprattutto per un testo ed una melodia che paiono scialbi. Nel Dopofestival viene a conoscenza di essere tra i cantanti a rischio e dice: “E’ il mondo sottosopra”, per poi avere una reazione d’orgoglio: “Sono una figa”. E si becca pure l’accusa di pigrizia melodica dal maestro Vittorio Cosma.

CLEMENTINO 7: Come sempre fa un po’ quello che vuole e si diverte come un matto. Il testo è dedicato a tutti quelli che sono lontani da casa e lui stesso lo dice prima di cantarlo, cosa non banale visto che è meglio spiegare tutto per filo e per segno ad un certo tipo di pubblico. Le strofe in italiano, il ritornello in napoletano, a conferma di un percorso musicale preciso intrapreso dal rapper negli ultimi anni.

PATTY PRAVO 7.5: Nessuno tributava più una standing ovation ad un cantante in gara dall’esibizione di Pierangelo Bertoli e i Tazenda del 1991. A 67 anni, di cui 50 di carriera alle spalle, “Cieli immensi” è un pezzo di assoluto livello che Nicoletta canta in maniera incredibile con una voce che non ha nulla da invidiare a quella dei tempi migliori. Il pubblico apprezza, la critica apprezza e persino il televoto, nell’era dei Talent, la premia.

VALERIO SCANU 5: Nel 2010, anno della sua unica partecipazione a Sanremo,
vinse, ma l’orchestra per protesta lanciò gli spartiti. Quest’anno la vicenda non si è ripetuta, ma solamente perché gli orchestrali si sono addormentanti durante l’esibizione. Naufrago.

FRANCESCA MICHIELIN 6.5: Questa volta non c’è Fedez ad assicurarle il successo, né ha uno Spiderman cinematografico a farle da sfondo. Ma la giovane cantante veneta, vestita in versione Heidi, non sfigura, anzi. Il suo brano non è scontato, lei è serena e chiosa: “E’ stata una figata”.

ALESSIO BERNABEI 5.5: Se i Dear Jack non hanno lasciato traccia, figuriamoci il cantante appena fuoriuscito dai Dear Jack… Ha lasciato il gruppo per intraprendere la carriera da solista, ma il risultato è quello di aver creato i Dear Jack 2.0 che comprendono solo lui. Inspiegabile.

ELIO E LE STORIE TESE 10: La canzone più originale mai pensata per il Festival di Sanremo. Sicuramente mai nessuno aveva osato tanto: 8 brani diversi in uno, non ritornelli, ma bensì andarelli, come spiega il chitarrista Cesareo, perché non ritornano. Epico e stralunato.

NEFFA 7: L’ennesimo cambio di stile non gli giova ai fini del televoto e finisce tra gli ultimi quattro, ma la canzone porta con sé un’eleganza immensa. Basterà abituarsi ad un’altra trasformazione del cantautore/rapper campano.

ANNALISA 7: La sua canzone non ha l’immediatezza delle precedenti “Scintille” e “Una finestra tra le stelle”, la sostanza è ancora più convincente però. Una delle pochissime, forse l’unica, ad essere uscita dal talent Amici ed essersi costruita un percorso suo.

ZEROASSOLUTO 6.5: Il duo di amici dai tempi delle superiori non sono più dei giovani emergenti. Provano a ritornare con il loro stile alla “Svegliarsi la mattina” ma con meno incisività. Tuttavia sono sempre orecchiabili ed hanno un po’ di ritmo in più della media.

CARLO CONTI 10: Migliorare lo share della prima serata a Sanremo è cosa quasi impossibile, lui ce l’ha fatta. Un risultato così mancava dal 2005. Da direttore artistico ha avuto idee incredibilmente straordinarie invitano ospiti come Ezio Bosso e Nino Frassica che hanno catturato l’attenzione di tutti. Bene anche aver avuto Ellie Goulding. Un po’ meno Eros Ramazzotti e Nicole Kidman, ma sono nomi che il pubblico esige prima di accendere la tv. Scaltro e lucido.

VIRGINIA RAFFAELE 10: E’ un ingrediente fondamentale del successo di questo Festival. Dopo Sabrina Ferilli tocca a Carla Fracci essere imitata, battute al vetriolo per una professionista a tutto tondo. Tutti ad aspettare la prossima imitazione.

GABRIEL GARKO 6.5: Ripete la prova della prima serata, si presta a tutti gli sketch comici da Virginia Raffaelle a Nino Frassica, per poi andarsene a braccetto con Nicole Kidman.

MADALINA GHENEA 6: Senza infamia né lode, difficile aggiungere altro.


66° Festival di Sanremo: la seconda serata


66° Festival di Sanremo: la seconda serata


Oltre 11 milioni di telespettatori, con il 49,5% di share, incollati su Rai Uno per seguire la prima puntata del Festival di Sanremo. Numeri da capogiro per la kermesse targata Carlo Conti, che supera sé stesso.

La seconda serata si apre con la categoria Giovani, due sfide secche per decidere il nome dei primi due finalisti. Si inizia con un duello tutto femminile tra l’astigiana Chiara Dello Iacovo che canta la sua “Introverso” tutta incellophanata con movenze plastiche, e Cecile che porta sul palco “N.E.G.R.A.” con un testo molto forte. A spuntarla è la piemontese con il 64% dei voti. Poi è il turno dei ragazzi: Irama con “Cosa resterà” e Ermal Meta, già frontman de La Fame di Camilla (band presente sempre tra i giovani nel Sanremo 2010) con “Odio le favole”. Passa il secondo, di origini albanesi, con il 59%.

Le prime ospiti della serata sono Le Salut Salon, un quartetto d’archi e di ragazze, che si esibiscono suonando i loro strumenti (pianoforte, violino, contrabbasso e violoncello) in maniera originale e contorsionista.

E’ la volta dei Big. Parte Dolcenera che 13 anni dopo aver vinto la sezione Giovani della kermesse ritorna con la stessa canzone, o quasi. Segue poi il debutto di Clementino che porta un brano dedicato a tutte le persone che sono lontane da casa. Quindi è il turno dell’immensa Patty Pravo, che a 68 anni e dopo 50 anni di carriera, fa alzare ancora tutti in piedi alla fine della sua esibizione (cosa che non succedeva dal 1992 con Pierangelo Bertoli). Applauditissimo anche il direttore d’orchestra Beppe Vesicchio, simbolo imprescindibile della manifestazione.
Ellie Goulding ospite della serata

Dopo Laura Pausini, attesissimo era Eros Ramazzotti che ha portato tutte le sue hit, partendo da quelle che lo hanno lanciato su quel palco, “Terra Promessa” del 1984 e “Adesso Tu” del 1986, presentando poi il suo nuovo album “Perfetto”, spiegando di aver dato questo titolo perché secondo lui nulla è perfetto. Logico.
Direttamente dall’Isola dei Famosi torna Valerio Scanu, con una canzone scritta per lui da Fabrizio Moro. C’è poi Francesca Michielin con un motivetto niente male.

Il momento forse più alto è stato l’arrivo del torinese Ezio Bosso. Il pianista, che ha esordito come bassista negli Statuto per poi dedicarsi alla musica classica, dal 2011 è affetto da Sclerosi laterale amiotrofica e nonostante questo ha dispensato consigli di speranza, esibendosi poi nel suo brano di apertura dei concerti.
Subito dopo è dunque passato inosservato Alessio Bernabei, ma poi sul palco sono saliti gli Elio e le storie tese, giunti secondi entrambe le volte che hanno partecipato alla kermesse. Quest’anno hanno osato anche di più proponendo una canzone che in sé ne contiene altre 20.

Bella e brava la britannica Ellie Goulding con “Love me like you do”, apprezzata la sua esibizione, una star internazionale che continua a mietere successi.

Neffa torna al Festival con un’ennesima trasformazione e poi si passa alla noiosa intervista a Nicole Kidman, l’unica cosa interessante di questo momento è vedere la differenza da Ringo dei coloriti con Carlo Conti. La Kidman si è comunque prodigata in un intervento contro la violenza sulle donne. Hanno chiuso l’ennesima prova maiuscola di Annalisa e gli ZeroAssoluto, che hanno avuto il merito di non fare addormentare il pubblico a mezzanotte passata.

In attesa dei verdetti è arrivato Nino Frassica con il suo consueto humor travolgente, dichiarando di essere all’Ariston solo per conoscere Gabriel Garko (secondo Frassica figlio di Greta Garko). I due attori si sono cimentati in un’intervista doppia dai risvolti comici. Poi c’è stato il momento cucina con lo chef Antonino Canavacciuolo che ha svelato tutti i segreti di Fatima: dal quanto ci mette un uovo per cuocere, a come fare l’arrosto con le patate fino a consigliare che il momento giusto per buttare il sale nella pasta è dopo aver messo in acqua la pasta stessa. Amen.

I quattro a rischio eliminazione sono: ZeroAssoluto, Dolcenera, Neffa e Alessio Bernabei.


Su Carlo Conti c’è ben poco da dire, il suo stile è il solito, ma ancora una volta a stupire è stata Virginia Raffaele che ha impersonificato una spocchiosa e allucinata Carla Fracci. Anche Gabriel Garko e Madalina Ghenea sono quantomeno risultati più sciolti. Chiusura sugli ascolti: 10 milioni e 748 mila telespettatori e uno share del 49,91%, miglior ascolto dal 2005. Incredibile. E una piccola constatazione: gli artisti più 'esperti' sperimentano e fanno cose sensazionali che riscontrano il favore di un pubblico giovane, i 'giovani' invece fanno e cantano da vecchi. "Il mondo sottosopra" cit. Dolcenera.

mercoledì 10 febbraio 2016

66° Festival di Sanremo: la prima serata - Il Pagellone


66° Festival di Sanremo: la prima serata – Il Pagellone


Lorenzo Fragola
Lorenzo Fragola 7: Più cupo delle sue precedenti canzoni, da ‘Siamo uguali’ della scorsa edizione di Sanremo al tormentone estivo “#Fuori c’è il sole”. Classica canzone da giro di do, ma che si fa ascoltare. Fragola sembra un veterano a soli 20 anni e gliene va dato atto, seppur questa non sia sempre una cosa positiva. Il ritornello è facile da ricantare. Da manuale per il Festival.

Noemi 7: La canzone con il testo sicuramente più intenso. Non a caso finisce tra gli ultimi quattro, perché il brano ha bisogno di un ulteriore ascolto da parte di un pubblico nazionalpopolare, ma si risolleverà. Noemi è brava con un singolo dalla non facile interpretazione. Sua la bella idea di addobbare le aste dei microfoni con nastri colorati in favore delle unioni civili.

Dear Jack 5.5: Un po’ da Amici, un po’ da X Factor. La fusione tra il gruppo uscito dal talent di Maria De Filippi e il nuovo cantante Leiner proveniente da quello di Simon Cowell funziona poco. “Mezzo respiro ancora” è l’intercalare utilizzato 50 volte nel testo. I critici già dicono che si tratti di un gruppo destinato alla veloce sparizione, ma ci si chiede quando mai siano apparsi.

Gli Stadio
Caccamo & Iurato 5.5: I due giovani cantanti vengono indicati come i possibili vincitori e si capisce presto perché. Il brano infatti è ciò che di più classico possa esserci, noioso e apatico. Ma al Festival le coppie sono sempre funzionate per cui…

Stadio 6.5: Tanto si è detto della non freschissima voce di Curreri e dopo 40 anni di carriera pare ovvio. Ma gli Stadio per tenuta del palco ed intensità sembrano di un altro pianeta rispetto agli altri. Il pubblico li premia ed è forse questa la cosa più sorprendente della prima classifica parziale.

Arisa 6: Non riprende la spensieratezza di “Sincerità” né ripete le atmosfere di “Controvento”. Dopo un anno da valletta Arisa ritorna come cantante. La sua “Guardando il cielo” non è esaltante al primo ascolto, lei pare nervosa anche al Dopofestival.. forse un anno di pausa dalla kermesse ligure le avrebbe giovato.

Enrico Ruggeri 8: Alla sua nona partecipazione e con due vittorie alle spalle Rouge è sembrato uno dei più in forma nella prima serata. Nel classico stile rock è stato l’unico vero performer sul palco. Di categoria superiore.

Bluvertigo 9: “Semplicemente” non rappresenta il punto più alto della carriera artistica dei Bluvertigo, ma a Sanremo, la riunita band lombarda porta un sound lontano dalla classicità degli altri artisti e per questo paiono arrivati da un altro anfratto di questo mondo. Morgan non ha voce? No, purtroppo non l’ha più, ma il Festival non è più quello di Claudio Villa, e le grandi voci non sempre sono garanzia di qualità. I Bluvertigo hanno portato “Semplicemente” la canzone migliore.

Rocco Hunt 6: Il rapper, se così si può chiamare, ci mette anima, cuore e tanta allegria in un altro testo che vuole assurgersi ad importante. Ma il napoletano che saltella da una parte all’altra del palco come una cavalletta non pare un credibile autore impegnato. “Wake up” ha però quell’orecchiabilità un po’ fastidiosa che le vale la sufficienza.
Irene Fornaciari

Irene Fornaciari 6.5: Anche quella di Irene è una canzone che merita un secondo ascolto più approfondito. Il tema delle tragedie nel Mediterraneo non è di facile trattamento, la Fornaciari ci riesce al meglio, ma è penalizzata dall’orario in cui viene fatta esibire. Essendo forse la meno conosciuta dei 10 finisce ultima. Non è facile essere figli di… Sottovalutata.

Carlo Conti 9: Sembra di essere nel salotto di casa sua più che sul palco di Sanremo, che conduce come qualsiasi altro suo show. I risultati però gli danno ragione e più: 49,5% di share con oltre 11 milioni di spettatori complessivi con picchi di 15, meglio pure dello scorso anno. Chapeau.

Virginia Raffaele
Virginia Raffaele 9: La vera sorpresa della prima serata. Interpreta tutto il tempo un unico personaggio e si incastra benissimo tra i tempi televisivi. Fa ridere su un palco in cui non si ride mai.

Gabriel Garko 6.5: Un po’ impacciato, ma è del mestiere. Dialoga con il pubblico e legge scaltramente il gobbo senza farsi notare clamorosamente. Non facile dopo la disavventura di qualche giorno, con l’esplosione dell’abitazione in cui alloggiava e la morte della padrona di casa. Non ci si aspettava di più.


Madalina Ghenea 6: Lei del mestiere non lo è, ma il ghiaccio è rotto. Indovina un paio di battute azzeccate, ma chiaramente telecomandate. 

66° Festival di Sanremo: la prima serata



66° Festival di Sanremo: la prima serata


Parte con estrema eleganza la 66° edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo, senza classici colpi di scena e lasciandosi le spalle le sterile polemiche dei giorni scorsi. Quest’anno più che mai infatti la parola chiave potrebbe essere professionalità, per un festival in cui tutto è stato curato nel minimo dettaglio e nulla è parso improvvisato.

E così, dopo una carrellata che ha ricordato tutti i precedenti vincitori della kermesse, da Nilla Pizza a Il Volo, il sipario del Teatro Ariston si è aperto con il suono dell’orchestra, che ha reso omaggio a David Bowie, scomparso lo scorso 10 gennaio, sulle note di Starman. L’ingresso di Carlo Conti è stato accolto dagli applausi di rito ed il conduttore toscano non ha perso tempo a presentare il primo concorrente.

Il primo ad esibirsi è stato Lorenzo Fragola, 20 anni ed una sicurezza da veterano, la sua “Infinite volte” non ricalca la leggerezza del brano proposto lo scorso anno, ma presenta sfaccettature più seriose, anche perché lo stesso Fragola ci ha messo mano in prima persona ed il ritornello è molto orecchiabile.
E’ stato quindi il turno di Noemi e la sua “La borsa di una donna”, canzone scritta da Marco Masini. Poi sul palco i Dear Jack orfani del loro cantante Alessio Bernabei (in gara come solista nella seconda serata), ma con il nuovo frontman Leiner, proveniente da X Factor. Al talent show creato da Simon Cowell aveva provato ad entrare anche Giovanni Caccamo, senza riuscirci qualche edizione fa, trovando tuttavia la strada del successo lo scorso anno tra i giovani di Sanremo. Il cantautore siciliano, lanciato da Franco Battiato, si è presentato in coppia con Deborah Iurato (Amici) con “Via da qui”, brano tra i favoriti della vigilia.

Il primo superospite è stata Laura Pausini che si è esibita in un toccante duetto con sé stessa di 23 anni in “La solitudine” proponendo poi un medley di successi ed annunciando un programma su Rai Uno in fase di preparazione con Paolo Cortellesi e previsto per aprile.
La sfida tra i cantanti in gara è poi continuata con gli intramontabili Stadio, visibilmente tra i più esperti a tenere un palco simile. Alla band emiliana è seguita Arisa, vincitrice nel 2014 e valletta di Carlo Conti lo scorso anno, con l’ennesimo look, questa volta i capelli erano color rame.

Hanno festeggiato i loro 25 anni di carriera Aldo, Giovanni e Giacomo, che hanno portato sul palco un loro evergreen, con padre (Aldo) e figlio (Giacomo) che si recano dal dio (Giovanni) ‘Pdor figlio di Kmer della tribù di Ishtar della terra desolata di Kfnir’ e risate assicurate con la sentenza al povero Giacomo “partorirai con dolore”.
Settimo concorrente in gara, Enrico Ruggeri, si è presentato con la consueta attitudine rockettara con il ritmato brano “Il primo amore non si scorda mai”. Mai il ritorno più atteso è stato quello dei Bluvertigo, dopo l’esibizione nel 2001 con “L’Assenzio” e soprattutto dopo lo scandalo sanremese che aveva colpito Morgan nel 2010. La canzone “Semplicemente” è senza ombra di dubbio stata la maggior novità dal punto di vista musicale.
E’ stato quindi il turno dell’attesissimo Elton John che si è cimentato nel suo cavallo di battaglia “Your song” per poi presentare in anteprima italiana il nuovo singolo in uscita.

Gli ultimi due artisti ad esibirsi in gara sono stati Rocco Hunt, un canto per il rialzo del mezzogiorno, e Irene Fornaciari, un brano dedicato alle tragedie che si verificano nel Mediterraneo. Il congolese Maitre Gims ha chiuse la prima parte con il suo rap da poco balzato in cima anche alle classifiche nostrane, che non si è dimostrato però molto cordiale, rifiutando di prestare i suoi occhiali a Conti.
E’ stata infine decretata la classifica parziale e a rischio eliminazione sono andati in quattro: Irene Fornaciari, Noemi, Bluvertigo e i Dear Jack. Poi il ritorno dopo 8 anni al Festival condotto da Nicola Savino, e introdotto a sorpresa da Laura Pausini, e dalla Giallappa’s Band.


Carlo Conti si è confermato uno straordinario padrone di casa, ma la vera rivelazione è stata Virginia Raffaele che per tutta la serata ha vestito i panni di Sabrina Ferilli. Una maschera che forse le ha agevolato la rottura del ghiaccio, ma la comica ha dimostrato un’incredibile scioltezza sul palco. Voti da sufficienza per la poliglotta Madalina Ghenea e per Gabriel Garko, un po’ impacciato talvolta, ma giustificato dalla terribile esperienza vissuta qualche giorno fa con l’esplosione dell’abitazione in cui alloggiava.

mercoledì 3 febbraio 2016

Tra sacro e profano, Marentino e i suoi rebus



TRA SACRO E PROFANO, MARENTINO E I SUOI REBUS


Il comune di Marentino per me prima non era nient’altro che il luogo dove i dirigenti della Fiat venivano istruiti, dove c’era una scuola voluta dall’Avvocato Agnelli per formare i vertici dell’azienda che lui considerava troppo provinciali per introdurli al mercato internazionale. Questo era per me Marentino, niente di più, niente di meno. Ed invece si tratta di un paese molto più coinvolgente, enigmatico ed articolato, tanto che la denominazione che più calza è quella di comune dei rebus…

Chiesa di Maria Assunta in cielo
Per arrivarci si può passare da Chieri, salire verso Andezeno e svoltare a sinistra per Marentino. Da lì si prosegue poi per Sciolze fino a scendere quel tratto collinare fino a Gassino Torinese. Il comune così come oggi è si è formato in epoca fascista, quando i tre antichi borghi di Marentino, Avuglione e Vernone furono accorpati ed il primo venne scelto come “capoluogo”.  Così come qualche anno più tardi, nel 1986, anche le parrocchie si sono unite sotto la Chiesa parrocchiale di Maria Assunta in cielo di Marentino, dentro alla quale si può ammirare la pala d’altare, che è una copia dell’Assunta di Guido Reni.

Ma è un’altra chiesa a suscitare ancora più curiosità, quella sconsacrata dedicata a San Carlo e sita nella piazzetta nel cuore del comune. La chiesa in questione è infatti stata adibita a municipio, un fatto non usuale che rende questa cittadina ancora più interessante sotto il punto di vista sociale e storico.

La chiesa sconsacrata divenuta municipio
Il tipico prodotto di questa terra è il miele, tanto che il comune è stato inserito nel circuito delle cosiddette “Città del miele”, nel quale sono presenti altri due paesi della provincia di Torino, vale a dire Bruzolo e Locana, mentre estendendo al territorio piemontese, questa onorificenza è stata assegnata anche a Briona e Ghemme nel novarese e a Casteldelfino, Monteu Roero, Montezemolo e Niella Tanaro nel cuneese. Ma Marentino ha saputo anche cavalcare l’onda delle birre artigianali, offrendo più di un birrificio di ottima produzione.

La scritta per l'artista
A partire dal nuovo millennio Marentino si è dipinta il volto di un motivo nuovo: è stato chiamato un’artista siciliano per dipingere vari muri delle abitazione di rebus da decifrare. Qui di seguito vi riportiamo una scritta presente in una via stretta che meglio descrive l’arrivo di questo personaggio: ‘Giuseppe Massimino vive e lavora a Mascalcia (CT). Artista d’estrazione naturalistica, grazie ai suoi continui e ininterrotti studi, è riconosciuto come fine e esperto conoscitore delle tecniche pittoriche del passato: tale maestria e esperienza appaiono evidenti nelle sua diverse opere “citazioniste”, alle quali si è dedicato con passione negli ultimi anni, conseguendo vasto consenso di pubblico e numerosi riconoscimenti di critica’. Salta all’occhio l’errore, o più probabilmente, il lapsus freudiano con cui si indica il paese di origine dell’artista quale Mascalcia, anziché Mascalucia (comune di 35mila abitanti con bella vista sull’Etna), mentre per mascalcia si intende l’arte che esercita il maniscalco nella ferratura degli equini. Un modo forse per elevare l’opera del Massimino ad artigianato vero e pensato, quale in effetti è.

Lapsus o abbaglio comunque poco importa, ciò che deve risaltare è invece la bellezza del paesaggio, del caratteristico paesino collinare immerso nei rebus, che tra un abbuffata di miele ed un assaggio di birra artigianale ci si può divertire a risolvere.


Ah, visto che siamo in tema, qua sotto vi proponiamo proprio qualche rebus presente nel comune, solo alcuni però, non tutti, per gli altri l’invito è quello di fare una bella gita a Marentino, non ve ne pentirete.


mercoledì 20 gennaio 2016

Per Caso, sulla via per Alba


PER CASO, SULLA VIA PER ALBA!


Mi attendono ad Alba per un concerto. Due amici. La serata è culturalmente interessante, è tanto che la aspetto, come tante altre serate. Serate che quando si avvicinano non vedi l’ora di prenderle e viverle. La luce del sole è ancora alta e di tempo ne ho un pochettino, da dedicare a me stesso. Alba la conosco, il suo centro storico, la Cattedrale e quella voglia incredibile di un aperitivo in uno dei tanti locali che si affacciano sulle stradine acciottolate.
Ma è presto epoi poco tempo è passato da quando mi sono inerpicato per strani itinerari che mi hanno fatto conoscere le vie battute da Fenoglio. Così decido di fermarmi prima della mia meta, convinto che qualsiasi luogo non possa catturare la mia attenzione per più di un’oretta al massimo. E come sempre mi sbaglio.

Perché?
Perché anche questa volta non ho fatto i conti con un altro luogo che aspettava anche questa
volta di essere da me scoperto e forse a voi raccontato. Così, per caso, sulla via per Alba mi sono imbattuto nell’antico borgo di Pollenzo, frazione e distante pochi chilometri da Bra! Nessuno per strada, l’aria è frizzante e dopo una breve passeggiata raggiungo il centro, o meglio una maestosa ed incredibile piazza su cui si affaccia arte e soprattutto storia.
Pollentiaviene costruita nel II secolo a.C. Una storia millenaria dunque. Ma è il 402 d.C. l’anno che la porta alla ribalta della cronaca. Una battaglia, quella di Pollenzo appunto, in cui i Visigoti, comandati da Alarico,vennero sconfitti dai romani.Furono costretti a fuggire e ritirarsi in Iliria, nella penisola balcanica. Poi anche per la cittadina piemontese scorrono secoli tranquilli, nel medioevo diventa importante centro benedettino e nel ‘300 sede di contea del Visconte Antonio Porro.
Sono questi i secoli in cui la rocca, di cui resta solo la torre cilindrica, diviene residenza dei marchesi di Romagnano che porteranno al rinnovamento e alla completa rivisitazione del castello.Sarà poi Carlo Alberto in persona, tre secoli più tardi a modificare completamente gli interni della fortezza, affidando i lavori a PelagioPelagi e provvedendo alla distruzione del bel borgo medievale e alla costruzione della piazza con la fontana, l’imponente chiesa di San Vittore, la cascina ‘Albertina’e l’Agenzia.
Questa è Pollenzo e brevemente la sua storia. Se oggi ci andate, la trovate così, come l’ho descritta, regale e ottocentesca, ma con quel sapore di medioevo che si respira ancora nell’aria attorno.

Cos’è oggi l’Agenzia albertina?
Dopo aver camminato attorno alla Piazza, visitato San Vittore, scattato decine di foto alle statue che possenti si stagliano sopra la Chiesa sulla pianura circostante e sembrano volerti seguire con lo sguardo, non mi resta che ammirare ciò che rimane del castello e dell’antico nucleo romano. A tal proposito, ingenti lavori di scavo sono stati fatti a partire dagli anni ’50 che hanno portato alla luce reperti, mura di quell’antica civiltà di cui un po’ tutti siamo figli e nipoti.
Poi non mi resta che addentrami nel parco, dove quel complesso, già denominato ‘Agenzia’ in epoca albertina, oggi è stato completamente ristrutturato e a partire dal 2004 ospita, da un’idea promossa da Slow food, l’Università degli studi di Scienze Gastronomiche, primo ateneo dedicato alla cultura del cibo, la Banca del Vino, in cui oltre 300 produttori hanno depositato i loro migliori vini, un ristorante e l’albergo omonimo a 4 stelle, in cui ogni camera ha il nome di un ‘cru’ di Barbaresco, Roero e Barolo!

Riprendo la mia strada, Alba mi attende, ma come sempre riparto con un piccolo bagaglio di storia, arte, cultura, e questa volta anche enogastronomico, in più!