lunedì 26 ottobre 2015

Voce del verbo sabotare



VOCE DEL VERBO SABOTARE


Il verbo sabotare è di origine francese, “saboter” deriva dal sostantivo sabot che letteralmente significa “urtare con gli zoccoli”. Questa definizione si deve al periodo della Rivoluzione industriale ed alle donne dell’epoca. Esse infatti, stanche di essere sfruttate al lavoro, infilavano degli zoccoli nei macchinari per non farli funzionare correttamente.

Pochi giorni fa lo scrittore Erri De Luca si è presentato in un’aula del tribunale di Torino per ascoltare la sentenza prevista per lui. Non limitandosi ad abbassare la testa aspettando il verdetto, ma difendendo con forza  il verbo da lui utilizzato e dalle eroiche donne coniato: “Confermo la mia convinzione che la sedicente linea ad alta velocità va intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa del suolo, dell’aria e dell’acqua”, queste le efficaci parole usate dallo scrittore.

Erri De Luca è stato assolto perché “il fatto non sussiste”. Ora, non ha molta importanza essere a favore o meno sul progetto del Tav. Ma come lo stesso De Luca ha affermato: “E’ stata impedita un’ingiustizia e comunque, è un buona notizia per il nostro paese”. Già perché anche chi per convenienza o più che altro per disinformazione strizza l’occhio al Tav, ha tirato un sospiro di sollievo. Perché in un luogo dove chiunque possa parlare di “usare la ruspa” o portare una pistola in una trasmissione televisiva, una sentenza di condanna sarebbe stato motivo di grande imbarazzo.

Ancor più indegni però, sono stati quei critici letterari, che hanno gettato fango e sminuito le opere di De Luca a causa di questa vicenda, ma che ora, con ogni probabilità, saliranno festosi sul carro dei vincitori elogiando le sue incredibili capacità di scrittura e rinnegando di aver mai detto castronerie di simili portata nei confronti di una delle penne più abili del nostro tempo.

La sottilissima linea che separa un paese democratico da uno con ‘diverse caratteristiche’ di ordinamento, per il momento non è stata spezzata. Ed è la notizia più bella: l’arma più potente non è una pistola portata da un improvvisato saltimbanco in un salotto televisivo, ma è ancora il vocabolario.


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